La serie “Zero”, rilasciata su Netflix nel 2021, rappresenta uno dei rari esempi di produzioni italiane che mescolano il realismo sociale con elementi sovrannaturali. Creata da Menotti (Lo chiamavano Jeeg Robot), la serie si ispira al romanzo “Non ho mai avuto la mia età” di Antonio Dikele Distefano. “Zero” non è solo una storia di superpoteri, ma una riflessione sulla condizione di chi si sente invisibile nella società, specialmente nelle periferie urbane. Ecco una lista di curiosità, retroscena e citazioni che arricchiscono l’universo di questa serie.
1. Una serie che celebra la diversità
“Zero” è la prima serie italiana di Netflix ad avere un cast principale composto quasi interamente da attori di origini africane. La scelta è stata intenzionale per rappresentare la multiculturalità delle periferie italiane, spesso ignorata nelle narrazioni mainstream.
2. “Zero”: Un cast emergente, ma di talento
Il protagonista, Giuseppe Dave Seke, è un attore al suo debutto. Prima di “Zero”, Seke non aveva esperienze significative sullo schermo, ma ha conquistato i creatori della serie con la sua autenticità. Molti degli altri attori, come Haroun Fall (Sharif) e Daniela Scattolin (Sara), condividono questa caratteristica di novità e freschezza.
3. Superpoteri come metafora sociale
Il potere di Omar, il protagonista, è quello di diventare invisibile. Questo non è solo un espediente narrativo, ma anche una metafora potente: molti giovani delle periferie si sentono “invisibili” agli occhi della società, schiacciati da pregiudizi e discriminazioni.
4. Marracash e la colonna sonora che vibra con Milano
La serie ha un legame diretto con la scena musicale italiana, grazie alla partecipazione di Marracash, che ha scritto 64 Bars appositamente per “Zero”. Il rapper di Barona, noto per raccontare la realtà delle periferie milanesi, ha dichiarato di sentirsi vicino al tema dell’invisibilità, tema centrale della serie.
5. Il ruolo della musica nella narrazione
Oltre a Marracash, la colonna sonora della serie è ricca di brani che spaziano dall’hip-hop al pop contemporaneo italiano e internazionale. La musica non è solo un accompagnamento, ma un elemento che contribuisce a costruire l’atmosfera vibrante e urbana.
6. L’ambientazione milanese come personaggio di “Zero”
“Zero” non sarebbe la stessa senza Milano. La città diventa un elemento centrale della narrazione, specialmente il quartiere immaginario di Barrio, che rappresenta le periferie spesso dimenticate. Tuttavia, molte scene sono state girate in quartieri reali, come Barona e Gratosoglio, per mantenere un tocco autentico.
7. Antonio Dikele Distefano: una penna sincera
La serie è liberamente tratta dal romanzo “Non ho mai avuto la mia età” di Distefano, che ha collaborato attivamente alla scrittura della sceneggiatura. L’autore, cresciuto in Italia da genitori angolani, ha infuso nella storia molte delle sue esperienze personali, rendendo “Zero” un racconto autentico sulla doppia identità e la ricerca di appartenenza.
8. Critica e pubblico: una serie divisiva
“Zero” ha ricevuto recensioni contrastanti. Mentre alcuni critici hanno lodato l’originalità della serie e la rappresentazione della diversità, altri hanno criticato la trama per la sua lentezza o per un uso troppo didascalico dei temi sociali. Tuttavia, molti spettatori hanno trovato la serie emozionante e significativa.
9. La citazione simbolo della serie
Una delle frasi più memorabili di è: “Essere invisibili non è un superpotere. È il modo in cui sopravvivo.” Questo riassume perfettamente il cuore della narrazione, che parla di resilienza e del desiderio di essere visti per ciò che si è.
10. Il futuro di “Zero”
Nonostante le aspettative, Netflix non ha rinnovato “Zero” per una seconda stagione. La decisione ha deluso i fan, ma ha anche sottolineato la necessità di continuare a raccontare storie che rappresentino la diversità culturale italiana.